In che modo influisce la stagionalità sulle malattie autoimmuni





In che modo influisce la stagionalità sulle malattie autoimmuni 

I cambiamenti delle stagioni influenzano in modo significativo il decorso delle malattie autoimmuni. La comparsa di certe malattie autoimmuni sembra intensificarsi in alcuni periodi dell'anno.
 
Dott. Dimitris Tsoukalas

 
Variazioni che si verificano durante l'anno:

  • Dei livelli di intensità della luce
     
  • Della radiazione ultravioletta
     
  • Dell'ormone che regola il sonno (melatonina)
     
  • Dei livelli di vitamina D.
     
  • Del metabolismo
     
  • Delle infezioni causate da diversi germi e virus

svolgono un ruolo importante nella regolazione delle funzioni del corpo umano e sono associate allo sviluppo o meno di autoimmunità[1][2].

Il funzionamento del sistema immunitario è influenzato dalle stagioni. Alcune patologie come le autoimmuni, le cardiovascolari e il diabete peggiorano durante i mesi invernali[3].

L'autunno è una stagione che richiede un'attenzione particolare. Lo stato metabolico in questo periodo dell'anno crea una maggiore o minore suscettibilità alle malattie autoimmuni o un peggioramento delle riacutizzazioni nell'inverno e nella primavera successivi.
 
Ricercatori dell'Università di Cambridge hanno scoperto che in diversi periodi dell'anno vengono attivate diverse parti del DNA (geni), che sono collegate al funzionamento del sistema immunitario. I cambiamenti associati alle stagioni interessano circa un quarto dei geni del corpo umano[2].

I cambiamenti osservati durante l'inverno, ad esempio, influenzano:
 

  • La funzione del sistema immunitario
     
  • L'azione dei globuli bianchi
     
  • La composizione del sangue
     
  • Il tessuto adiposo
     
  • Aumentano la predisposizione all'infiammazione
     

Immagine 1. Variazione periodica dell'indice di infiammazione CRP nelle persone con ipertensione durante l'anno.  Xaquin C. Dopico. Nature Communications 2015.  


 Ritmi biologici dell'organismo umano

 Il funzionamento dell’organismo umano presenta normali variazioni durante un periodo di 24 ore, queste variazioni sono chiamate "ritmo circadiano". Il termine "circadiano" deriva dal latino 'circa' che significa cerchio e 'diem' che significa giorno, "il ciclo della giornata".

Normalmente, al mattino abbiamo più energia, più resistenza, meno fame, siamo più lucidi e abbiamo un umore migliore. Con il passare del giorno e l'avvicinarsi della notte, la nostra resistenza ed energia diminuiscono, il senso di fame e il desiderio di riposare aumentano.

Questi cambiamenti sono regolati da variazioni nella funzione del sistema ormonale e nervoso.

Così, durante il giorno, ormoni come il cortisolo, la dopamina e l'adrenalina, preparano il corpo umano ad essere attivo e trovare cibo.

Durante la notte, ormoni diversi, come la serotonina, attivano processi che riparano il corpo e ripristinano la funzionalità dell'organismo. È proprio per questo motivo che durante le ore serali si intensificano la febbre, gli stati infiammatori e il dolore e aumenta il rischio di infarto o ictus.

Disturbi della regolazione fisiologica del ritmo circadiano sono associati a stati infiammatori cronici e aumento del rischio di ammalarsi di sindrome metabolica, di malattie autoimmuni, cardiovascolari, cancro e diabete[4][5][6].



Ritmo biologico annuale e malattie autoimmuni

Analogamente ai cambiamenti ciclici che si verificano durante la giornata, il corpo umano segue un ritmo biologico annuale.

La periodicità annuale che caratterizza i cambiamenti delle funzioni dell'organismo umano, influisce sul sistema immunitario e sul metabolismo. Questi cambiamenti vanno di pari passo con le stagioni.

Vitamina D
Durante l'anno, i livelli più bassi di vitamina D si osservano alla fine dell'inverno e all'inizio della primavera.

Bassi livelli di vitamina D in questi periodi dell'anno sono maggiormente associati a malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico, la psoriasi e l'artrite reumatoide.

La vitamina D ha un importante effetto immunoregolatore e svolge un ruolo centrale nello sviluppo e nel decorso delle malattie autoimmuni. Livelli adeguati sono necessari per il corretto funzionamento del sistema immunitario, sia per la riduzione della probabilità di contrarre delle infezioni così come per la capacità del sistema immunitario di riconoscere i propri te ssuti . Bassi livelli di vitamina D sono associati a più riacutizzazioni e peggioramento del decorso delle malattie autoimmuni[7][8].

In uno studio recente, è stato consigliato alle persone a maggior rischio di influenza stagionale o COVID-19 di assumere 10.000 UI di vitamina D3 al giorno per diverse settimane per aumentare rapidamente i loro livelli. Si consiglia quindi di assumere 5.000 UI al giorno. L'obiettivo è di raggiungere livelli di vitamina 25 (OH) D3 superiori a 40-60 ng/mL[9].

Nel correggere la carenza di vitamina D nei pazienti che soffrono di malattie autoimmuni, ma anche in quelli con patologie gravi, va tenuto presente che questi tendono ad essere resistenti alla vitamina D, cioè sono necessarie dosi molto più elevate e livelli più elevati per ottenere la stessa attività biologica che presenta la vitamina D nei sani[10][11].

La nostra esperienza clinica ci ha permesso di constatare che la correzione del deficit di vitamina D non fornisce tutti i suoi benefici quando essa si verifica al momento dell'acutizzazione di una malattia autoimmune. Occorrono diverse settimane o addirittura mesi di somministrazione di dosi terapeutiche, congiuntamente alla correzione  delle carenze di cofattori della vitamina D come la vitamina K2, le vitamine del complesso B, il magnesio, lo zinco, per soddisfare le esigenze dell'organismo e per osservare un significativo miglioramento clinico.[12][13].

Melatonina
La secrezione di melatonina, l'ormone che regola il sonno, ha anche importanti effetti immunomodulatori e riduce la gravità di molte malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico e le malattie infiammatorie dell'intestino (morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa) .

La melatonina esplica molteplici azioni legate a:
 

  • La replicazione del DNA
     
  • La funzionalità del sistema endocrino
     
  • La regolazione del processo infiammatorio
     
  • La regolazione del sistema immunitario
 
I livelli di melatonina sono più bassi in primavera, il che spiega l'aumento delle acutizzazioni di patologie quali la sclerosi multipla e le malattie infiammatorie dell'intestino in questo periodo dell'anno.

Tuttavia, abbiamo constatato che la sola somministrazione di melatonina non è sufficiente per apportare cambiamenti sostanziali e a lungo termine nel decorso di malattie autoimmuni quali le malattie infiammatorie intestinali, la sclerosi multipla, la malattia di Hashimoto, la psoriasi e il lupus eritematoso sistemico. Il ripristino del normale ritmo di secrezione di melatonina, attraverso il ripristino dello stato metabolico generale dell'organismo, porta a risultati migliori e più stabili.

Nel nostro organismo, la melatonina è prodotta a partire dalla serotonina. Il 90% della serotonina è prodotta dalla flora intestinale e per la sua regolare secrezione sono necessarie quantità sufficienti di vitamine D3, B2, B3, B6 e acidi grassi omega-3. Disturbi della flora intestinale, l'assunzione di antibiotici e di alcuni farmaci, l'aumento del consumo di alcol, lo stress e le carenze dei suddetti nutrienti impediscono la regolare secrezione di melatonina[14][15][16].

Infezioni
Le infezioni possono innescare l'insorgenza di malattie autoimmuni. Durante un'infezione da virus o germi, vengono rilasciate molecole che promuovono l'infiammazione (citochine), ma anche molecole simili a quelle dell'organismo (mimetismo molecolare) e complicano il tentativo del sistema immunitario di distinguere le proprie cellule da fattori esogeni[17].

Le alternanze di infezioni, che si ripresentano ogni anno a seconda della stagione, sono associate all'insorgenza e al peggioramento di malattie autoimmuni.

Durante l'inverno, l'incidenza delle infezioni da virus di Epstein-Barr è associata a una maggiore incidenza di nuovi casi e riacutizzazioni in persone a cui è già stata diagnosticata la sclerosi multipla e il lupus eritematoso sistemico.

Inoltre, l'aumento delle infezioni da rotavirus durante l'inverno precede l'insorgenza del diabete di tipo 1.

Durante i mesi estivi, l'infezione da Escherichia coli è associata all'insorgenza di cirrosi biliare primitiva, mentre l'infezione da virus coxsackie è associata allo sviluppo del diabete di tipo 1.

Metabolismo
Il metabolismo è l'insieme delle trasformazioni chimiche che si dedicano al mantenimento vitale all'interno delle cellule del nostro organismo.

Il metabolismo è legato a:
 

  1. La produzione di energia
     
  2. La sintesi di molecole strutturali che compongono le cellule e gli organi (proteine, grassi, ecc.)
     
  3. L'eliminazione di residui metabolici (anidride carbonica, urea, alcuni sali, ecc.)
Il metabolismo è influenzato dalle variazioni del ritmo biologico annuale. In inverno aumenta l'incidenza dei casi di sindrome metabolica e ipertensione rispetto all'estate[18].

La sindrome metabolica è un insieme di disturbi metabolici che incrementano il rischio di malattie croniche. Per confermare la diagnosi di sindrome metabolica, il paziente deve presentare almeno 3 dei seguenti disturbi:
 

  • Deposizione di grasso in sede addominale
     
  • Ipertensione
     
  • Livelli di glucosio elevati
     
  • Trigliceridi elevati
     
  • Bassi livelli di colesterolo buono (HDL)
 
La causa comune che stimola lo sviluppo e il peggioramento dei suddetti disturbi metabolici è la resistenza all'insulina. Le cellule dell'organismo non rispondono all'insulina e ne servono sempre di più per abbassare i livelli di glucosio nel sangue permettergli il passaggio dal sangue all'interno delle cellule.



Immagine 2. Resistenza all'insulina. L'insulina agisce come una chiave che consente al glucosio di entrare nelle cellule. Sulla sinistra si può osservare il normale meccanismo di assorbimento dello zucchero: l'insulina (sfera blu) attiva l'ingresso dello zucchero (granuli bianchi) all'interno di una cellula. Sulla destra, si può notare come nonostante la presenza di insulina il meccanismo di assorbimento rimane chiuso e non consente l'ingresso dello zucchero. Adattato da Scientific Animations. 


Maggiori quantità di insulina riescono, per un po' di tempo, a mantenere bassi i livelli di glucosio, deregolando però molteplici funzioni dell'organismo[19]:
 

  • Impediscono la combustione dei grassi
     
  • Disturbano il funzionamento del sistema immunitario
     
  • Alimentano l'infiammazione
     
  • Promuovono la proliferazione cellulare
 
È stato osservato che durante il periodo autunnale la resistenza all'insulina e la deposizione di grasso peggiorano notevolmente. Si tratta di un meccanismo biologico che ha aiutato la sopravvivenza della specie umana in tempi in cui il cibo scarseggiava durante il periodo invernale[18].

 

 


La resistenza all'insulina rappresenta oggi una delle principali cause di malattia.
 
 


 
Nelle società moderne, tuttavia, dove c'è cibo in abbondanza durante tutto l'anno, combinato con una ridotta attività fisica, un ridotto valore nutritivo del cibo, la riduzione della esposizione al sole, una maggiore esposizione a composti tossici e bassi livelli di vitamina D e altre vitamine e sostanze nutritive, il meccanismo biologico di immagazzinamento dell'energia rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie croniche e autoimmuni.

Quindi uno dei meccanismi biologici che ha giocato un ruolo importante nella sopravvivenza umana, rappresenta oggi la principale causa di malattia.

Per evitare l'insorgenza di malattie autoimmuni, ma anche per ridurre le riacutizzazioni, si dovrebbe:

  • Mantenere i livelli di vitamina D3 sopra i 50 ng/mL, a scopo profilattico, e attorno ai 100 ng/mL, a scopo terapeutico, durante tutto l'anno.
     
  • Prestare particolare attenzione all'autunno. Lo stato metabolico in questo periodo dell'anno crea una maggiore o minore suscettibilità alle malattie autoimmuni o un peggioramento delle riacutizzazioni nell'inverno e nella primavera successivi.
     
  • Rilevare e trattare in modo tempestivo i casi di resistenza all'insulina e l'insorgenza della sindrome metabolica.
     
  • Rilevare e correggere in modo tempestivo le carenze di micronutrienti. Le carenze anche in un singolo ingrediente causano disfunzione immunitaria e aumentano la suscettibilità alle infezioni e la probabilità d'insorgenza o di riacutizzazione di malattie autoimmuni. La correzione delle carenze di micronutrienti si è dimostrata efficace in molte infezioni e ha dimostrato di promuovere esiti clinici favorevoli.[20].
 

Malattie autoimmuni e funzione metabolica

 Nell'ultimo decennio è emerso il ruolo centrale del metabolismo nella regolazione della funzione del sistema immunitario. Ora sappiamo che i processi metabolici regolano la funzione immunitaria (risposta immunitaria) in individui sani, così come durante l'infezione, il cancro, l'autoimmunità e l'obesità.[21].

Lo stile di vita e la dieta occidentali alimentano le infiammazioni croniche dovute a fattori metabolici. L'infiammazione cronica e i disturbi metabolici influenzano direttamente la funzione delle cellule immunitarie[22].



Immagine 3. Lo stile di vita occidentale alimenta l'infiammazione e i disturbi metabolici, il che incrementa l'incidenza di malattie croniche e riduce l'aspettativa di vita e gli anni di vita senza malattie.Christ A. Nature Reviews Immunology, 2019. Modified.   
 

 
Le malattie autoimmuni sono un gruppo di malattie infiammatorie croniche, che insorgono a seguito della perdita della capacità del sistema immunitario di riconoscere le cellule e i tessuti dell'organismo.

Il sistema immunitario è costituito da un insieme di organi sparsi in tutto il corpo, come le tonsille, il midollo osseo, la milza, i linfonodi e altro ancora.


 

 Immagine 4: Gli organi del sistema immunitario.  


Normalmente, il sistema immunitario protegge il corpo da fattori esogeni che potrebbero causare malattie, come germi, virus e sostanze chimiche estranee al corpo.

Sebbene non sia stato identificato alcun singolo agente patogeno, sappiamo che dei comuni fattori soggettivi, che alterano la funzione metabolica dell'organismo, come ad esempio:

 

  • Carenze di micronutrienti vitali
     
  • Resistenza all'insulina
     
  • Contenuto di sostanze tossiche dell'organismo
     
  • alterazione della flora microbica
     
  • Infezioni microbiche
     
  • Stress psicogeno
 
causano disfunzioni del sistema immunitario e portano all'autoimmunità.

A seconda dell'organo colpito, si manifesta una malattia diversa.

Per trattare le malattie infiammatorie croniche, quali le autoimmuni, è necessario identificare e riparare i disordini metabolici che scatenano queste condizioni patologiche.


Esami che valutano il profilo metabolico guidano il trattamento terapeutico delle malattie autoimmuni

La misurazione della concentrazione di molecole molto piccole, coinvolte nei processi metabolici, ha portato alla comprensione dei meccanismi d'insorgenza delle malattie autoimmuni e al miglioramento del loro trattamento[23][24][25][26][27][28][29].

Insieme all'aumento delle scelte farmacologiche nella gestione dei sintomi infiammatori, negli ultimi anni si è capito che il trattamento efficace di questa categoria di malattie richiede la risoluzione dei disturbi metabolici sottostanti che portano all'insorgenza delle malattie autoimmuni e influenzano direttamente il loro decorso clinico.[20][30][31][32][33][34].

Il ripristino dell'equilibrio metabolico dell'organismo, in combinazione con l'applicazione di un intervento medico intensivo nello stile di vita e nella dieta, migliora il quadro clinico e il decorso della salute dei pazienti con malattie autoimmuni.

Oggi, la medicina ha più strumenti di quanti ne disponeva solo dieci o cinque anni fa. Oltre a gestire i sintomi e l'infiammazione, vengono trattati i fattori sottostanti che portano allo sviluppo della malattia al fine di migliorare la salute di questo gruppo di pazienti.

La nostra esperienza clinica ci ha permesso di constatare che il miglioramento del profilo metabolico, nella maggior parte dei casi, cambia il decorso clinico di pazienti con malattie autoimmuni, da un quadro di costante deterioramento a uno di costante miglioramento.
 


Bibliografia

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