La vitamina D è associata a un basso tasso di mortalità da coronavirus


Studi recenti dimostrano che la vitamina D può essere un fattore importante nell'evoluzione della pandemia.

La vitamina D è associata a un basso tasso di mortalità da coronavirus

Un nuovo studio conferma l'associazione tra bassi livelli di vitamina D e aumento del tasso di mortalità e di morbilità da COVID-19 in 20 paesi europei(1-5).


Dott. Dimitris Tsoukalas
Medico Chirurgo 


Già da studi precedenti, sappiamo che esiste un legame tra bassi livelli di vitamina D e suscettibilità alle infezioni dell'apparato respiratorio(1).

La vitamina D regola la funzione dei globuli bianchi, impedendo loro di rilasciare 
alte concentrazioni di citochine infiammatorie.Il termine "citochine" deriva dalle parole "kìtaro = cellula" e "kinèo = muovere, mettere in movimento", e si riferisce a una classe di molecole che svolgono un ruolo chiave nella regolazione della comunicazione intercellulare. In tal modo, le citochine regolano la risposta immunitaria.

L'interferone è una citochina, ad esempio, che viene rilasciata quando una cellula viene infettata da un virus. La sua secrezione informa le cellule vicine di attivare la loro difesa contro il virus - invasore.

Le citochine regolano la risposta immunitaria


È noto che il coronavirus  causa un'eccessiva secrezione di citochine pro-infiammatorie(1,5,6) le quali, a loro volta, attivano il sistema immunitario. L'iperattivazione del sistema immunitario provoca nei polmoni un'infiammazione su scala massiccia che può, in alcuni casi, portare alla morte. La vitamina D normalizza la risposta immunitaria, riducendo così la probabilità di sviluppare questa complicanza, pericolosa per la vita.
 
In Italia e in Spagna si sono manifestati alti tassi di mortalità da COVID-19. I livelli medi di vitamina D in queste popolazioni sono più bassi rispetto alla maggior parte dei paesi dell'Europa settentrionale. Questa condizione è stata definita come il "paradosso mediterraneo" ed è in parte dovuto al fatto che le persone nell'Europa meridionale, in particolare gli anziani, evitano il sole intenso, mentre il tono più scuro della pelle riduce anche la sintesi fisiologica di vitamina D.(1-3,6)



Livelli di vitamina D* e decessi da COVID-19 per 1 milione di abitanti. Livelli più elevati di vitamina D3 sono associati a un tasso di mortalità inferiore(1). Nota: 80 nmol/l corrispondono a 32 ng/mL. (1ng/l = 2,5nmol/l.)

I livelli medi più alti di vitamina D nelle popolazioni nordeuropee sono dovuti al consumo di olio di fegato di merluzzo e integratori di vitamina D e, probabilmente, alla non prevenzione dell'esposizione solare. Nei paesi scandinavi si registrano i più bassi tassi europei di mortalità e morbilità da COVID-19(1,5).

 
Vitamina D e infezioni respiratorie

Si è dimostrato che la vitamina D esplica un'azione protettiva nei confronti di infezioni respiratorie acute. Gli anziani rappresentano il gruppo di popolazione con carenze più significative di vitamina D, e sono quindi più gravemente colpiti dal COVID-19(6).
 
È interessante notare che la stragrande maggioranza degli individui nei centri di assistenza sanitaria, come ospedali e RSA, presentava una grave carenza di vitamina D(3). Ciò sembra spiegare l'alto tasso di mortalità osservato nei gerocomi in Europa e negli Stati Uniti. Il 50% dei decessi da COVID-19 in Europa si è verificato nelle residenze sanitarie assistenziali (6).


Livelli ideali di vitamina D3

Un recente studio pubblicato su Nutrients, raccomanda la somministrazione di 10.000 UI/die di vitamina D3 per diverse settimane a coloro che presentano un rischio maggiore di ammalarsi di COVID-19, al fine di aumentare rapidamente i livelli ematici di vitamina D.

Si consiglia quindi di assumere 5.000 UI al giorno. L'obiettivo è di raggiungere livelli di vitamina D 25-OH-D3 superiori a 40-60 ng/mL(3)


La vitamina D attiva i geni

Sulla base della nostra esperienza riguardo la somministrazione di dosi terapeutiche di vitamina D3 nelle malattie croniche e autoimmuni (da 13 anni in migliaia di casi), abbiamo osservato che questa particolare vitamina può aiutare in modo significativo, sia nel corso di infezioni acute sia nelle malattie croniche.(6-8)
 
Per ottenere il massimo risultato, è importante assumere la D3 in associazione ad altre vitamine essenziali, a minerali e a nutrienti che agiscono in combinazione. Non esiste alcun nutriente che funzioni da solo. Questo è l'errore principale che fa la maggior parte delle persone quando pensa all'assunzione di vitamine e sostanze nutritive: le considera come prodotti farmaceutici.
 
I prodotti farmaceutici funzionano, per la maggior parte, bloccando un enzima o un meccanismo d'azione. Se ad esempio è in corso un'infiammazione, l'assunzione di farmaci antinfiammatori blocca il processo infiammatorio.

Al contrario, vitamine e altri nutrienti sono coinvolti nelle reazioni chimiche che si verificano nel nostro corpo. Ad esempio, una delle azioni esplicate dalla vitamina D è quella dell'attivazione del DNA.

Tutte le informazioni relative al funzionamento del corpo umano sono memorizzate nel DNA. Proprio come accade con il disco rigido di un computer, in cui sono memorizzati tutti i programmi che fanno funzionare il computer. Allo stesso modo, le informazioni sulla produzione di globuli bianchi, anticorpi, antibiotici endogeni e sostanze antinfiammatorie sono archiviate nel DNA, e la vitamina D è essenziale per l'attivazione di queste informazioni(9)
 
Nel DNA, le informazioni sono distribuite in vari geni. Ogni gene contiene informazioni su una funzione specifica, come la produzione di un anticorpo specifico o di una sostanza antinfiammatoria.

La vitamina D è essenziale per rendere accessibili queste informazioni, che sono memorizzate nel DNA. Sono stati identificati migliaia di geni la cui attivazione dipende dalla vitamina D.



La vitamina D3 si lega al recettore corrispondente e attiva un gene.

La vitamina D si lega a un recettore sulla superficie dei geni, attivandoli. Tuttavia successivamente, per completare il processo di traduzione delle informazioni contenute nel gene, è necessaria la presenza di:

- magnesio

- zinco 

- vitamina K2

- boro

- vitamine del gruppo B

- e aminoacidi.

Ogni ingrediente è necessario per completare il processo(10-13)
 
Come abbiamo visto, la vitamina D è coinvolta in numerosi processi biologici nel corpo umano. Quindi è necessario assumere la vitamina D per un lungo periodo (alcune settimane), fino a quando i benefici della sua somministrazione diventino evidenti.


La Vitamina D è in grado di cambiare il corso della Pandemia?

La vitamina D è ancora una volta un fattore chiave nella prevenzione e nel trattamento di una malattia grave.

Mantenere livelli ideali di vitamina D, insieme alla somministrazione concomitante dei cofattori necessari (vitamine e altri nutrienti) al suo funzionamento, può svolgere un ruolo chiave sia nella pandemia in atto, sia nel normale funzionamento del sistema immunitario.
 
Sulla base dei nuovi dati, questa potente vitamina dà nuove speranze e dimostra che può cambiare il percorso della pandemia, e aiutarci a tornare il prima possibile alla normalità.
  
 


 

Bibliografia

 

  1. The role of vitamin D in the prevention of coronavirus disease 2019 infection and mortality. Petre Cristian Ilie, Simina Stefanescu & Lee Smith Aging Clinical and Experimental Research. 6 May 2020. https://link.springer.com/article/10.1007/s40520-020-01570-8
  2. Preventing a covid-19 pandemic. Potential direct therapeutic role for Vitamin D. BMJ 2020; 368 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.m810. 09 April 2020. Morry Silberstein. https://www.bmj.com/content/368/bmj.m810/rr-51
  3. Evidence that Vitamin D Supplementation Could Reduce Risk of Influenza and COVID-19 Infections and Deaths by William B. Grant et. al.  https://www.mdpi.com/2072-6643/12/4/988/htm
  4. Vitamin D: A simpler alternative to tocilizumab for trial in COVID-19? M. Silberstein. Med Hypotheses. 2020 Apr 23. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7177149/
  5. The Possible Role of Vitamin D in Suppressing Cytokine Storm and Associated Mortality in COVID-19 Patients Ali Daneshkhah et. al. https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.08.20058578v3
  6. EurekAlert. AAAS. NEWS RELEASE 7-MAY-2020 Vitamin D linked to low virus death rate.- Study https://www.eurekalert.org/pub_releases/2020-05/aru-vdl050720.php
  7. The importance of vitamin D status on lung function in asthmatic children.
    Maria M Papamichael, Katrina Lambert, Dimitris Tsoukalas, Michael Koutsilieris, Charis Katsardis, Bircan Erbas and Catherine Itsiopoulos.
    J Clin Nutr Diet, DOI: 10.4172/2472-1921-C1-005 presented at 3rd World Congress on Nutrition, Dietetics and Nutraceuticals in Prague, 2019 (p.38)
  8. World aging population, chronic diseases and impact of modifiable-metabolic risk factors.
    Dr. Dimitris Tsoukalas, MD (Greece). European Institute of Nutritional Medicine, E.I.Nu.M. 
    20th International Congress of Rural Medicine 2018. Tokyo - Japan. 
  9. A ChIP-seq defined genome-wide map of vitamin D receptor binding: Associations with disease and evolution. Sreeram V. Ramagopalan et.al. CSH, Genome Research. 2010. https://genome.cshlp.org/content/early/2010/08/20/gr.107920.110.full.pdf+html
  10. B Vitamins and the Brain: Mechanisms, Dose and Efficacy—A Review David O. Kennedy. Nutrients. 2016 Feb.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4772032/
  11. Association of Folate and Vitamins Involved in the 1-Carbon Cycle with Polymorphisms in the Methylenetetrahydrofolate Reductase Gene (MTHFR) and Global DNA Methylation in Patients with Colorectal Cancer Ariana Ferrari et.al. Nutrients. 2019 Jun;  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6627304/
  12. A role of zinc in the regulation of gene expression Robert J. Cousins Food Science and Human Nutrition Department, University of Florida. 1998 https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/S0029665198000469
  13. The Synergistic Interplay between Vitamins D and K for Bone and Cardiovascular Health: A Narrative Review. Adriana J. van Ballegooijen,corresponding author 1 Stefan Pilz, Andreas Tomaschitz, Martin R. Grübler, and Nicolas Verheyen. Int J Endocrinol. 2017 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5613455/ 
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